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08 Ago 2009 - 17:48:14
Ricchezza e povertà


Correva l’anno 1997, mani sudate, agitazione, PROFONDA CONVINZIONE, e in cuor mio la voglia di cambiare il mondo.
Quello che avevo in mente era un lavoro certosino, non eclatante, ma radicale, profondo, definitivo: IL CAMBIO DI CULTURA.
Da Siciliana, sapevo che solo cambiando le teste, i cuori e le coscienze, poteva cambiare qualcosa.
Discutere di temi importanti come la mafia e l’educazione alla legalità per i tempi, era quasi logico, scontato, ERA ESPRESSIONE DEL FORTE DESIDERIO DI CAMBIAMENTO.
Io, solita anticonformista, vedevo un nuovo nemico all’orizzonte, o meglio vicinissimo, o meglio c’eravamo dentro mani e piedi: il cartone animato e la tv..
Certo rispetto ad altre tematiche l’argomento poteva sembrare buffo e paranoico, ma la mia tesi convinse molto chi la giudicò, e mi dissero di continuare i miei studi sull’argomento.
Già da allora capì, che il sistema era lo stesso. I fortissimi interessi economici.
Come la droga dalla Columbia, dal Giappone arrivava materiale (a basso costo), anche di tipo destinato ad un pubblico adulto, che sforbiciato qua e là era propinato ai nostri ragazzi, TUTTI I SANTI GIORNI, rimanendo invariato nei contenuti.
Con la differenza che chi è furbo dalla droga si guarda, chi riesce a vedere in un cartone un nemico?
In Giappone, manga e cartoni, sono una sorta di genere letterario e artistico, e tutti i loro prodotti sono differenziati per il pubblico cui è rivolto.
Stesso discorso per i telefilm provenienti dall’America, e per i target televisivi vari con particolare riferimento a telenovele, soap opera e reality.
Insomma, in tutti questi anni agli Italiani interi nel giro di 30 anni, attraverso un bombardamento culturale continuo giornaliero, è stato preso in ostaggio il cervello.
Solo, infatti, degli idioti potevano pensare che modelli culturali come DRAGONBAL, KEN IN GUERRIERO, MARIANA (anche i ricchi piangono, Brook e Ridge (Beautiful), o Pietro Taricone, o i tronisti della De Filippi, o i vari “Amici” promesse ballerine, veline, paperette ecc, passassero senza effetti sulle vite e sulle teste dei nostri ragazzi.
Io insegnante, in classe per 20 anni mi accorgo giorno per giorno di questo cambiamento.
Vedo ragazzini, che non si divertono più di tanto a giocare al pallone, ma che VOGLIONO DIVENTARE CALCIATORI (perché studiano poco e guadagnano molto).
Le gonne delle bimbe che diventano sempre più corte, le loro movenze precocemente seduttive, gli occhi pieni di matite nere che compaiono sempre prima..
I bambini già da piccolissimi, che sono incapaci a fare giochi che non comprendano lotta o “onde energetiche” varie. Non parlano quasi più si picchiano e basta anche per scherzare!
E poi la loro voglia di polemizzare, portare avanti con aggressività inaudita le loro ragioni, come se fossero perennemente il pubblico o i protagonisti di un reality.
La mia generazione invece è segnata da un’insofferenza generale alla normalità.
Ad esempio il non volersi arrendere al passare fisiologico della fase dell’innamoramento.
L’incapacità a farsi coccolare dal tepore di un amore con il tempo, a fiamma bassa.
Abituarsi al diradarsi dei rapporti sessuali, anche al loro “normalizzarsi”, all’assenza di lingerie, di regali di gesti eclatanti che vediamo su Stranamore o C’è posta per te.
L’incapacità a rassegnarsi ad un tenore di vita NORMALE, a rassegnarsi che si può vivere anche senza l’ultimo modello d’auto visto in pubblicità, o di telefono, o di abito firmato.
A rassegnarci, che IL MODELLO DI PERFEZIONE FISICA non esiste in assoluto ce lo hanno imposto.
Come una fabbrica che produce Barbie e Ken in serie dobbiamo essere tutti magri, alti, tettone o tartarugati, assolutamente glabri.
Come se la presenza del pelo nel petto fosse una deformità insostenibile.
Cosa ha comportato tutto questo? Quali gli effetti?
1) Le famiglie che si sfasciano, e poi sì “allargano” creando casini che se sono carini da vivere in tv nei Cesaroni, da gestire nella vita di ogni giorno, sono un vero flagello per lo sviluppo etico dei ragazzi e della società.
2) Inizialmente le varie sindromi da Peter Pan, la paura di assumersi responsabilità, il proliferarsi di bamboccioni, spesso per la paura di non poter cambiare amanti ogni giorno, o il desiderio di non dovere spendere quei quattro soldi che si guadagnavano in sostentamento (a questo ci pensano mamma e papà), con gravi ripercussioni sul sistema produttivo e sull’economia del paese.
Oggi che anche per molti genitori le cose non vanno bene: invecchiano anche loro, come prevedibile, viene presentato il conto di queste scelte.
C’è una grande difficoltà di questa generazione ad uscire da questa gravissima crisi, a trovare il “fabbisogno quotidiano”, c’è persino difficoltà anche ad affrontare il pianto di un bambino.
Porca miseria quelli della tv non piangono mai, e poi sono così belli e biondi!
3) Ragazzi bulimici, o anoressici, e non solo di cibo, ma di emozioni forti, di esperienze bordline, di sfide con se stessi e con l’adulto di riferimento, che rappresenta “un limite insopportabile”.
E tutto questo grazie alla televisione.
Il riscatto da pagare per riavere i nostri cervelli, è semplice: spegnere la tv.
Parlare con i figli, fare le cose con loro, non lasciarli davanti i televisori, LEGGERE: giornali, libri, costruirsi una giudizio critico, NON CREDERE A CHI DA SOLO DICE DI RIUSCIRE A RISOLVERE TUTTO.
Non demandare!
Non credere a chi afferma che la scuola è l’artefice della pochezza culturale dei nostri ragazzi.
La scuola potrebbe essere una “zona franca”, è per questo che quotidianamente attaccata.
Per distogliere l’attenzione sui veri colpevoli e contemporaneamente disfarsi da chi cerca a suo modo di combattere l’intontimento generale, molto comodo per qualcuno.
I problemi si risolvono insieme, facendo sacrifici, decidendo democraticamente, pagando le tasse, senza condoni, senza speranza nei miracoli,costruendosi una coscienza politica e facendo la propria parte.
Non ritenendo NORMALE ciò che normale non è in un paese democratico.
PRETENDENDO SERIETA’ da chi ci governa, e dando SERIETA’ e regole ai nostri figli.
Non facendo finta di non accorgersi che il potere educativo della scuola è limitato, non dalla presenza degli insegnanti, ma dall’assenza di fiducia nella loro azione educativa e della cultura stessa.
Dal fingere di non sapere che la più importante agenzia educativa d’impatto sui nostri figli e su noi è la televisione.
L’immagine è immediatamente assimilabile e superficiale, la parola richiede sforzo, concentrazione, tempo, che nessuno più è disposto a perdere.
E dovrebbe essere apodittico sostenere che chi detiene “l’immagine” detiene il potere, detiene le teste nostri e dei nostri ragazzi.
E riesce a farci credere anche che studiare dialetti, studiare solo “la cultura del luogo”, studiare 4h al giorno basti, nonostante la complessità della cultura moderna.
Che è sbagliato dare chiavi di lettura (ALFABETIZZAZIONE CULTURALE) : pochi insegnanti, TUTTOLOGI che insegnano in classi stracolme e quattro nozioni bastano, ma solo a dare una parvenza di diritto allo studio.
Magari queste stesse nozioni impartite attraverso lavagne interattive (ritorna l’immagine), montate in classi fatiscenti.
E anche regionializzate, in modo che i siciliani studiando il Verismo di Verga, si rassegnino ad appartenere al Ciclo dei Vinti.
O si rassegnino a vivere da protagonisti tutti i giorni “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello.
E solo ai nordici sia regalata invece grazie a Manzoni. la coscienza che nonostante la Provvidenza, si deve lavorare sodo per ottenere ciò che si vuole o semplicemente ciò che è giusto.
Rosalinda Gianguzzi

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